Fare la rivoluzione. Di questi tempi.

Pubblicato: 6 dicembre 2011 in Uncategorized


“Questa è merda, qui non ce n’è di porcherie” diceva il contadino, mostrandola nel palmo aperto, al ricco proprietario che voleva il concime buono. “Dai diamanti non nasce niente/dal letame nascono i fior” cantava De Andrè. L’Italia sembra terra da arare e a terra smossa c’è pieno di corvi a banchettare. Si potrebbe pur sempre spaccare le montagne, andare scalzi in cima all’Everest, indignarsi a cose fatte e nascosti in mezzo alla folla, andare in corteo in una grande città, cambiare il mondo partendo dall’universo, gridare a squarciagola, incatenarsi al palco del Teatro Ariston di Sanremo, minacciare di darsi fuoco cosparsi di succo di frutta… ma non c’è auto abbastanza ruggente in grado di mordere la strada se non ha prima fatto un buon rodaggio, assemblata da un bravo meccanico e guidata da un buon pilota. Ai miei figli dico che la rivoluzione si può fare, ma senza sbragare o alla prima salita viene il fiato corto.
Fare la rivoluzione? Di questi tempi:
fermarsi alle strisce pedonali,
entrare piano nel vialetto di casa,
chiedere scusa quando si sbaglia,
sentire che la famiglia è un popolo,
salutare il vicino di casa,
bussare prima di entrare,
fermarsi e non fare niente,
uscire da facebook senza paura che il mondo ti dimentichi,
imparare dai bambini quanto siamo inutilmente adulti,
salutare per primi,
rispettare la fila,
indignarsi senza aspettare l’indignazione degli altri,
cambiare il mondo a partire dalla tua città,
avere dubbi,
premere il bottone e spegnere,
leggere “Mio nonno era un ciliegio”,
scrivere a mano una lettera,
ricordare che la fortuna non è scontata,
ascoltare la storia degli altri,
non addentare il pane ma spezzarlo,
andare a piedi a prendere il giornale,
vedere una coppia di novantenni per mano e arrivarci,
smettere di mangiare prima che tuo figlio ti dica “Papà, ma tu sei già grande?” e rispondergli sì per sentirsi ribattere “Allora perché mangi ancora?”,
credere che il mondo è cambiato solo dopo aver deciso cosa fare da grande,
essere onesti.
Anche questa è rivoluzione, ammesso che il contadino non sia stufo di noi e ci abbia rifilato, stavolta, solo merda.

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