SE QUATTRO GATTI VI SEMBRAN POCHI

Pubblicato: 10 marzo 2011 in Uncategorized

… invece io credo che se ne debba parlare eccome.
Ho spesso sentito definire quelli di Casapound come “quattro gatti” o “se non ne parli esistono di meno!”
Io credo che se ne debba parlare.
Che l’editore Battei rinunci a presentare un romanzo che parla di Casapound in seguito a minacce è un fatto grave.
La Resistenza Partigiana ci ha dato la libertà e la Costituzione e questa riconosce a tutti la libertà di esprimersi, anche ai ragazzi di Casapound. I quali non sono quattro gatti e non sono nemmeno improvvisati.

Casapound cavalca nobili ideali e questa nobiltà farebbe sempre più spesso trascurare la fonte di ciò che li alimenta.
Alla luce del sole è possibile trovare documentazione che evidenzi come questa realtà tragga ispirazione e concretizzi idee nel culto del fascismo (in un’epoca in cui il fascismo non esiste più, ma solo perchè si è evoluto, non è più quello del ventennio, è molto più strisciante e chiamarlo col nome sbagliato rischia di non far mettere a fuoco il problema reale: indagare perchè Casapound fa sempre più proseliti).
Il “merito” ovviamente non può ridursi alla capacità che possiede questa organizzazione di avvicinare a sè sempre più ragazzi (oggi in Italia vivono almeno 150.000 ragazzi al di sotto dei trent’anni nel culto del fascismo, anche se a Predappio pare che ancora non esista il presepe in cui il Duce ha preso il posto di Gesù), ma alla incapacità di offrire agli stessi un’alternativa che sia in grado di maturare altrove le proprie idee. Anche per questo è scomparsa la sinistra, sbiadita al punto da lasciare il testimone a un’estremità nostalgica diametralmente opposta a quella dei poundini e, come loro, anacronistica e priva di consapevolezza, ma vulnerabile a strumentalizzazioni.
Solo pochi giorni fa almeno un migliaio di poundini ha sfilato a Bolzano. Motivo? Il Südtiroler volks part-time (part-time perchè a seconda della convenienza sono un po’ italiani e un po’ no), mentre rifiuta la celebrazione dell’Unità d’Italia, decide di asportare alcuni monumenti fascisti, compreso quello del Duce a cavallo. Casapound si indigna e va là per tutelare l’identità nazionale. Dei due non si sa chi fa meno ridere.
Non credo che questo sia suffciente per fare di questa gente dei fascisti. Credo piuttosto che queste generazioni nate in tempo di pace, figlie di quella Libertà e Costituzione alle quali Benito Mussolini non vi ha contribuito se non per assassinarle, sono il risultato di uno sperpero culturale che ha preceduto la crisi economica di molti anni.
La rinuncia di un editore di provincia perchè minacciato è e rimane una sconfitta, ma che Casapound sia libera di ispirarsi al fascismo senza nasconderlo non è certo una vittoria.

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