CENTO COLPI E LE SBUCCIATURE

Pubblicato: 7 settembre 2010 in Uncategorized

Fulvia Alidori ha talento. Tanto. Ma il talento comporta una conseguenza della quale non tutti prendono atto, per un fatto di comodo o per mancanza di coraggio: assumersi la responsabilità che aver scritto “Cento colpi e le sbucciature” è cosa importante dalla quale mai più si può tornare indietro. Che averlo scritto così come l’ha scritto Fulvia vuol dire avere un dono: quello di saper trasmettere la storia, perchè la Storia non si insegna. Si trasmette e Fulvia Alidori ha questo dono.
“Cento colpi e le sbucciature” è un gioiello narattivo di poche pagine che trasmette la Resistenza senza mai dare per scontato che il lettore sappia cosa sia la lotta partigiana o un fascista. Sa farsi capire da tutti. E’ una finestra spalancata sulla camera chiusa della memoria come siamo abituati a subirla da chi la memoria non la sa dire e la tiene stretta come un diritto d’autore (forse per questo il mondo accademico distruggerà il libro di Fulvia Alidori, perchè lei porta un vento nuovo).
Fulvia rappresenta un punto di svolta su come si può, e si deve, raccontare una pagina meravigliosa e drammatica di questo paese. Rappresenta la dimostrazione di come si possa trasmettere la memoria senza dover ricorrere all’arroganza accademica o alle liturgie stantie delle istituzioni che appuntano sul calendario il dovere morale di un paese che ricorda solo il giorno del compleanno.
Ho letto “Cento colpi e le sbucciature” in sessanta minuti circa. Mezz’ora la sera e mezz’ora la mattina dopo. Ho rincorso le pagine del libro avidamente, masticando le parole ingordo e insaziabile, sfocando la vista per l’urgenza di come andava a finire, ispirata alla realtà, la vicenda di questi ragazzini cresciuti in anni brutti e divenuti Partigiani.
Ho chiuso il libro col fiato grosso. Poi, certo di non essere visto (pudore), ho sentito quella mia lacrima buttarsi giù e precipitare lungo lo zigomo, fino a farmi il solletico sul collo, come la carezza di chi ti conforta e dice “Non è niente!” quando sai già che in quelle poche pagine c’è qualcosa di molto più, qualcosa che somiglia al “quasi tutto”. C’è la padronanza del racconto, la regia di una narrativa serrata e piena di ritmo, c’è il talento di controllare il linguaggio dei giovani protagonisti che cresce nel lessico crescendo con loro. C’è l’orientamento infallibile di una ragazza, Fulvia Alidori, che non racconta la Resistenza: la trasmette.
“Cento colpi e le sbucciature” è un fatto certo, indispensabile per dare un futuro alla Memoria compromessa non solo dall’età di chi l’ha vissuta, ma da chi l’ha resa noiosa nei rituali ripetitivi e monumentali che comunicano ormai solo noia.
Questo libro rivela il talento di una sensibile e talentuosa scrittrice che deve farsi carico della sua capacità  e di assumersi, al tempo stesso, la responsabilità di quello che ci si aspetta da lei: il coraggio di andare avanti e trasmettere la Storia, soprattutto adesso che ci ha rivelato di essere tutto questo.

“Cento colpi e le sbucciature”
di Fulvia Alidori

http://www.florenceartedizioni.com

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