A PERITURA MEMORIA

Pubblicato: 23 luglio 2010 in Uncategorized

Cos’ hanno in comune la memoria e le bugie? Entrambe hanno le gambe corte, ma vanno di fretta.
L’ indomani della sua morte la sua memoria era già corroborata dalle inizitive che si rincorrevano su facebook e dall’ imminenza di celebrarlo come si conviene a un amico, valido collaboratore e bravo professionista.
La memoria del giorno dopo scàlpita, ha fretta di farsi sentire, quasi a voler gridare che noi non dimenticheremo. Ma con altrettanta fretta non arresta la sua corsa e passa la mano all’ eco morente.
Alcuni giorni fa ci hanno pensato quelli di CasaPound a tener viva la memoria di Maurizio Soliani, a peggiorare le sommarie cronache giornalistiche locali. Alla loro maniera, quella pessima di strumentalizzare tutto ciò che serve a far propaganda di sè, per alimentare un vuoto culturale pieno di quell’ ignoranza così diffusa a tutte le latitudini sociali, da riempire con la speculazione di ogni identità lasciate perdere altrove.
CasaPound e Maurizio Soliani. Due mondi che non si conciliano poichè il primo non è mai stato “abitato” dal secondo. Solo che Maurizio non c’è più e non può smentire l’ abuso squallido che CasaPound fa della sua vita, violentandone la memoria.
Chi riscatta la dignità di Maurizio? A quasi dieci giorni dall’ abuso che CasaPound ha fatto della sua morte, non c’è voce che dia coerenza a quell’urgenza di memoria immediata e già sfinita.

Non ho conosciuto personalmente Maurizio Soliani. Sono la persona meno indicata per ricordarlo e per proteggerlo. Per questo mi auguro che si faccia avanti qualcuno al mio posto.

http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/07/16/foto/casa_pound_striscioni_anti_sfratti-5620569/1/ poi foto n.4

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commenti
  1. Loredana ha detto:

    Caro Fogliazza, raccolgo subito il tuo invito.
    Come se ce ne fosse bisogno (e a questo punto temo si) ribadisco con forza che la volgarità di ogni strumentalizzazione non può essere né assecondata né lasciata scivolare via indenne. Al di là del colore politico della stessa o della legittimità della quesione di principio di cui ci si fa scudo. Maurizio era sicuramente estraneo alle vicende di CasaPound, ma il punto è che ogni riduzione della sua storia a “slogan” è un’operazione disgustosa, senza mezzi termini. Certo che una responsabilità sociale esiste in quello che è successo, ma ha confini più ampi e certamente più complessi di quanto raffazzonato dalla stampa e dalle testimonianze raccolte per la strada. Chi ha conosciuto Maurizio da vicino e ha anche solamente intuito qualcosa della sua profondità lo sa bene: il suo sguardo acuto aveva ben altri orizzonti. Eclettico, passionale, con un talento musicale non comune, si è lasciato dietro una voragine, sia umanamente che artisticamente. Le sue “battaglie” hanno sempre avuto un fondamento etico e un obiettivo a lungo termine. Gli allievi che lo hanno conosciuto come educatore lo hanno adorato per la sua schiettezza, le sue parole non hanno mai fatto sconti a nessuno. Maurizio non era un’anima tiepida, andava al punto a costo dello scontro. Relazionarsi con lui non consentiva di sedersi su posizioni comode o su meccanismi acquisiti, anche per questo ogni etichetta gli è sempre stata estremamente scomoda. Io stessa faccio fatica a infilare una parola dietro l’altra, riguardo lui, e comunque ho tentato di farlo dando risposta ai giornali, al web, alle persone. Non vorrei che il tutto fosse l’ennesima banalizzazione della sua persona, ma non voglio neppure che altre bugie si innestino su questo dramma. Pertanto, ciò che Maurizio è stato per tutti coloro che lo hanno amato lo lascio al cura e alla memoria dei singoli. Per la memoria collettiva, quello che posso fare è pubblicare, anche qui, un articolo sulla sua memoria d’artista che la Gazzetta ha accettato di pubblicare sulla pagina spettacoli, strappandolo per un momento alle miserie della cronaca. Mi piacerebbe tanto che fosse la sua musica a parlare per lui.

    In memoria di Maurizio Soliani

    “Il teatro è luogo d’esperienza estrema e l’atto creativo, in sé, è la condizione più intima di condivisione. C’è di più: creare è un atto “sovversivo”, scompone la realtà, la analizza nei dettagli per poi ricomporla e renderla tangibile in altra forma. E c’è una bella differenza tra “lavorare per” e “lavorare con” le persone, al servizio di qualcosa che prescinde dalle singole entità e assume una vita e un valore autonomi. Lo sanno bene tutti gli artisti che hanno collaborato con Maurizio: attori, danzatori, registi, coreografi, disegnatori, artisti visivi, compositori e musicisti. Per quindici anni almeno Maurizio ha dato un corpo sonoro alle visioni di tutti noi, con passione e lucidità, attingendo ad un talento e a un’empatia rarissimi. La sua capacità più spiccata era di cogliere il dettaglio di un’informazione e di trasformarlo in un luogo, in un paesaggio denso, oggettivo, reale. Molto più di un’atmosfera. Alla base delle sue creazioni c’è sempre stata un’intesa intellettuale profonda con le persone che certamente non ha cessato di dare frutti. Per questo continueremo a parlare al presente e al futuro della sua arte, che resta e va oltre il dato tangibile di una realtà inaccettabile.
    Sono troppi i progetti realizzati attraverso i suoi lavori per citarne anche solo alcuni, diremo solo che il suo intervento stava sempre alla base dell’ideazione complessiva, scevro d’ogni retorica, in un’adesione assoluta al nocciolo delle cose. La sua musica ha varcato le mura di questa città per essere apprezzata sul territorio nazionale e all’estero, ma non stupisce che il suo nome non dica nulla ai più: capita spesso che la qualità del lavoro artistico non incontri la logica dei grandi eventi. Il suo “fare” ha sempre avuto un fondamento fortemente etico, mai mercenario. Per questo, in ultima istanza, invitiamo a conoscere il suo lavoro e dunque a mettersi in ascolto. E per mettersi in ascolto, si sa, occorre prima fare un grande silenzio.”

    Daniele Albanese (Compagnia Stalk), Stefania Maceri e Mario Mascitelli (Teatro del Cerchio), Ilaria Gerbella e Loredana Scianna (Europa Teatri), Umberto Fabi, Guido Ponzini, Michelangelo Flammia, Michele Riccomini, Mauro Vecchi, in rappresentanza di tutte le persone che hanno lavorato con lui.

  2. Stefania Maceri ha detto:

    Siamo alla frutta, alla frutta è questa società povera piccola e feroce e dopo la frutta ci si alza da tavola e si va in pace… la messa è finita, ma la digestione continua. Ebbene la mia di digestione è al limite di una gastrite erosiva emorragica. Sono disgustata da questi commensali vicini di casa opportunisti e mascherati da belle intenzioni, mascherati, appunto, perchè sotto la putrefazione è in atto.

    Mauri sarebbe incazzato nero, e con una risposta pungente, sincera e accurata li avrebbe sistemati…

    Noi possiamo solo tentare di assumere le sembianze della prosecuzione dei suoi pensieri, ma sono solo protesi, destinate purtroppo a rimanere tali.

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