RECENSURA DA POSTER n.3

Pubblicato: 16 marzo 2010 in Uncategorized

E’ una sala squallida, sarà 4 metri per 4, le cose appese alle pareti hanno lo scotch di cent’anni. Una strettoia di un paio di metri apre su uno “slargo” che affaccia sull’anticamera degli ambulatori. Quanti siano in funzione non è dato saperlo. Non lo sai mai. Nessuno ti accoglie, nessuno ti spiega cosa devi fare o a chi rivolgerti. Chi ti dà informazioni è chi è arrivato prima e può dirti solo chi è l’ultimo. L’accoglienza è compito di quello che ti siede a fianco, quasi sempre una mamma rassegnata dall’attesa, quell’interminabile e muto corridoio in fondo al quale speri si apra la porta nella quale entrare… sempre chiusa. Chiedi alla persona a fianco “Scusi… ” e inizia la solidarietà di questo imbuto di frontiera, ricettacolo di virulenza brada, germi al pascolo tra bambini che razzolano i pavimenti, le sedie “rubate” alle pizzerie, dove entri con la preoccupazione che tuo figlio stia male davvero ed esci con qualcosa che non avevi prima: ore d’attesa a respirare tutto ciò che di patogeno galleggia o rimbalza.
Una coppia aspetta solo da un’ora e mezza, sono appena arrivati. Una donna con due figli, arrivati in autobus, aspetta da quattro ore. La figlia (otto anni circa, appoggia l’orsacchiotto sulle gambe della madre, lei lo scosta, insofferente anche a questo). Una donna sui settantanni mi si accascia addosso, cercava la geriatria, ha sbagliato padiglione, attesa fatale. Esco a prendere aria: a dieci passi dallo stesso ingresso splende il vuoto che sarà riempito dall’Ospedale dei Bambini, orgoglio del politico di turno, del costruttore edile e del pastaio che l’hanno finanziato, del Sig. BonaVenturi. Sarà straordinario, efficiente, meraviglioso, farà guarire i bambini varcandone la soglia. Quando sarà pronto. Ma intanto… dieci passi indietro, pediatri e sciami di studenti si arrabattano negli ingranaggi grippati del pronto soccorso pediatrico di Parma.
Ecco, Vasco Errani non manca mai di sottolineare l’orgoglio dell’eccellenza sanitaria di questa regione, l’Emilia Romagna. Lo dice con tale puntualità che a vederlo nella foto del suo manifesto elettorale ci devi credere. Pochi giorni fa era all’inaugurazione dell’Enterprise, il nuovo pronto soccorso di Parma. Tutto questo senza sfilare al Regio. L’arroganza del potere del sipario dista poche centinaia di metri dallo squallido dietro le quinte. Lì, Vasco Errani non decanta nessuna eccellenza.
Eppure nella foto del manifesto è un professore sicuro, un amico fidato, un cazzone buono, gran lavoratore, vagamente somigliante a un Al Pacino invecchiato alle Poste Italiane, uno che non guarda l’elettore ma il futuro, l’orizzonte, il terzo mandato.

Analisi logica dello slogan: EMILIA-ROMAGNA, CUORE DELL’ITALIA CHE VOGLIAMO. E’ difficile decifrare il cuore di un PiDì che difende Napolitano e il Papa a seconda di come gli conviene, che non dà torto a Di Pietro quando il Residente della Repubblica firma il salvaliste ma Napolitano non si tocca, che spera nella riammissione del PDL nel Lazio per non creare aspettative di vittoria in quel che resta della sinistra. E’ difficile.

Dopo due ore di attesa, mentre le quattro mura pulsano di minacce batteriologiche, ce ne andiamo, senza che mio figlio sia visitato, sollevati che fuori l’aria ha un sapore.
Per tutta la notte vomiterò fino a rimettere il nulla, forse omaggiato da due ore di attesa al pronto soccorso pediatrico di Parma.
Emilia Romagna, cuore dell’Italia che vogliamo… allora vado sul sito http://www.vascoerrani.it/ e mi passa tutto: in home page c’è il brano di Ligabue, titolo “Niente paura“.

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commenti
  1. Albepad ha detto:

    Io lo definirei “il fratello scemo di Lou Reed”

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