IL DECRETINO INTERPRETATIVO

Pubblicato: 6 marzo 2010 in Uncategorized

L’Italia e la legge dell’entropia. Gli Italiani e i biglietti di sola andata. Una Re-pubblica ormai Privata.
La vignetta di cui sopra è una riproposizione. Ma con grande gioia vedo che resiste al tempo: era valida ieri è valida ancora oggi.
Berlusconi ha inventato la formula del fraintendimento, l’ha adottata talmente tanto che ci siamo coinvinti di essere noi a non capire mai quello che dice. Il Residente della Repubblica, immune come il suo Datore del Consiglio, ha varato uno stile di vita firmandolo con un atto ufficiale. Che prèssia!
Da un lato, non interpretatemi male, son contento che la beata vergine Fomigoni sia di nuovo in corsa e che la Spolverini possa aspirare a fica del Pidielle nonostante l’usura da sindacalista. Dall’altro son certo che questi due non son mai stati realmente fuori dai giochi. Ormai è talmente noioso il campionato della politica che è come guardare un gran premio di formula uno: sai già chi vince, ma soprattutto sai chi perde, il Pidì.
Ben venga un po’ di maretta, cheppalle sapere in anticipo come vanno le cose.
Lassù, al Colle, c’è Giorgio Napolitano, per gli amici “Firma Qui“. Che a chiedergli perchè l’ha fatto s’incazza pure e ti risponde che gli si fredda il brodino.
Piccolo piccolo, rapido rapido, una cosuccia da nulla, un decreto, un decretuccio, anzi no: un decretino interpretativo, degna continuazione di chi ha già sottoscritto ufficialmente anche la propria impunità.
Da oggi nulla più è come sembra:
Berlusconi è un corruttore? No, la prescrizione Mills è stata assolta. Parola del canone RAI.
Giorgio Napolitano ha firmato? No, era un atto dovuto (al Titolare della Repubblica).
Il PD c’è? No, ma come vi è venuto in mente!
Bertolaso è stato infangato? No, la visita dal Papa l’ha purificato.
La Chiesa è pedofila? No, son casi isolati (dalle telecamere e dall’opinione pubblica).
Mario Alessi ha assassinato Tommy? No, è la nuova strategia difensiva di Sollecito e Knox.
Si chiama DECRETO INTERPRETATIVO ovvero “la légge c’è… ma tanto in Italia non lègge più nessuno”.

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