L’ AMMUCCHIATA

Pubblicato: 4 febbraio 2010 in Uncategorized

Avrò avuto 13, 14 anni… ricordo la vergogna insormontabile  nell’avvicinarmi all’edicola sapendo che era il mio turno per acquistare quello che tra noi definivamo “un pornazzo“: qualche tetta, una mutandina semitrasparente, una soubrette che ci dava dentro con un cono gelato, Carmen Russo che finalmente scostava quell’ultimo centimetro di reggipoppe a svelare l’agognato capezzolo. Si chiamavano Caballero, Blitz e poi non ricordo più (“Le ore” era un sogno  irraggiungibile e solo sussurrato nei discorsi dei grandi).
Ieri mi sono avvicinato all’edicola di fiducia (che poi è quella dove vai sempre, mica che si fidano di te o tu di loro). Dovevo prendere ilSole24ore per mia moglie (sapendo che nè io nè lei saremmo mai credibili con quel quotidiano sottobraccio), ma il giornalaio non ha sospettato di nulla. Ho davanti a me una vecchietta che non si decide tra Burda e Rakam, vuole vedere e sfogliare, poi non trova le monete e poi ci ripensa. E’ in quel momento che provo una sensazione strana, eccitazione e colpa, prurito e curiosità, erezione e morbosità. Nulla a che vedere con la vecchina incastrata nel borsellino che tintinna vuoto, ma con quella cosa appesa ad altezza d’uomo, della Peruzzo Editore, a euro 9,90… la raccolta fotografica dei grandi momenti storici di Silvio Berlusconi, titolo “Noi amiamo Silvio“. Un’adrenalina porcella mi percorre il nervo sciatico, dribbla la mutanda, stordisce il fagotto e risale alla pupilla: “lo voglio”. Il desiderio c’è, lo sento e preme. Non è un’erezione fisica, è piuttosto una sublimazione della pulsione, qualcosa che provoca a livello cerebrale e che mi tenta fino al limite della perversione. Nel frattempo si avvicina una donna e attende che la vecchietta si convinca che è meglio prendere Silouette.
Seno fermo, immobile e ipnotizzato. So di voler quella cosa ma un sentimento salvifico mi paralizza: la vergogna. Non è questione che ci son due donne che assisterebbero all’atto osceno in luogo pubblico di comprare quella cosa lì, non è nemmeno l’edicolante di fiducia (al quale vorrei comunque dare spiegazione della mia onestà di cittadino e che non mi chiuderò in bagno o in macchina in una carraia a sfogliare quelle foto compromettenti del consenso italiano). E’ un fatto mio, genetico, mai provato nemmeno all’apice della trasgressione adolescenziale di comprare il giornaletto con le tette nude. E’ una vergogna che monta come l’acqua nella macchinetta del caffè e che si produce in vomito della coscienza, spiattellata lì sul marciapiede invisibile a tutti, tranne a me stesso.
Ancora un filo di voce dentro di me che dice “prendilo“. La maggioranza schiacciante della mia coscienza ribatte “l’hai già preso democraticamente da quando è al governo, non ti basta?“.
C’è del buono in tutti: in Silvio Berlusconi di sapersi far comprare (non vendere, c’è molta differenza) e far sentire agli Italiani  se stesso come il bene di prima necessità. Questa sì che è comunicazione. Se solo a sinistra sapessero scopare senza sentirsi in colpa e dimettersi…
Me ne vado, mutande sgonfie, ilSole sottobraccio…

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