UN PASSO INDIETRO

Pubblicato: 29 novembre 2009 in Uncategorized

La Ragazzetta di Parma, in un articolato di Federici, parla ripetutamente della sede poundina in Via Mascherpa. Boh… con quella di via Jacchia fanno due. Dallapina, lì di fianco, scrive “Franco” Lori invece di Renato. Giovanni Cola intervista EiaEIannone “Siete fuori dalla Costituzione?” e aò je risponne “No”. Sito de Gianlù Iannò… punto 18 (disciotto) de er programma: riscrive a costituziò. Aò. Vede pé crede.
Refusi. Pazienza.
Il negozio del PD in via Montanara è chiuso. Si vede che tiene aperto il giovedì pomeriggio. Una signora di Bologna mi chiede come mai non c’è nessuno. Le rispondo che non deve mettere in imbarazzo un grande partito (perso) d’opposizione.
Quanti giovani nel corteo, pure presenze illustri sulle astine degli occhiali Armani. Molti nemmeno ventenni, ma già ferratissimi sui simboli e strofe gagliarde di canzoni che interpreteranno a malapena in una passeggiata. C’è una bandiera nera, sventolata da un ragazzino allampanato e talmente annerito negli abiti che più di uno fatica a distinguerne la matrice. Chiedo cosa fa quella bandiera. Un ventenne imbottigliato nella sua birretta mi risponde consumato nel suo vissuto che è anarchica. Una ragazza mi mette in mano un volantino (ho raccolto mezza sequoia di cellulosa intanto) che invita a una serata Antifa… con dj-set e musica. Un gruppetto davanti a me gorgheggia qualcosa e non finisce la strofa perchè gli viene da ridere.
Poi gli adulti con la bici a mano, Adelmo Cervi inesauribile avanti e indietro, le signore, le persone comuni. Un bel ciòppo di un migliaio di persone. Per la questura ventitrè, con la tessera del Conad per le svendite. Ad ogni palazzo qualche finestra aperta, curiosi che osservano, alcune donne applaudono. Un paio di vecchiette, scosale in vita, a pugno chiuso. Il quartiere popolare e popoloso è spettrale, quasi nessuno, ferragosto invernale, avrei paura anch’io.
Forze dell’ordine sparpagliate in giro, nei punti giusti, qualche cazzone c’è sempre.
Dal furgoncino in testa al corteo, alla fine del tragitto, si alternano alcune voci, riconosco quella di Renato Lori, il partigiano Crik. Mi avvicino, ce l’ho di fronte. Sono ammirato e commosso.
Penso a quelli che parlano di CasaPound come quattro coglioni. Quattro coglioni che prima non c’erano. Penso a dove si dirà NO la prossima volta… in via Jacchia? Perchè non in Piazza Garibaldi… è lì che amministra chi consente senza buttare il naso in strada, il Vignaio, che deve fare i conti con gli amici di maggioranza come Moìne e il cugino De Matteis, sindaco disertore alla celebrazione di Corniglio, Provincia di Parma, abitata dall’ altro assente Vincenzo B.
Mi allontano dal corteo, costeggio un gruppo di Carabinieri, dal bar esce il ragazzetto dall’ugola facinorosa e il grande stilista fra le orecchie, non credo abbia sentito le parole di Lori. Peccato. 

Un passo indietro: era il 18 maggio 2005, Casa della Musica.
L’allora qualcosa, oggi qualcuno nel grappolo del Vignaio, Lorenzo Lasagna nome di battaglia “Oplà“, leggeva brani di racconti partigiani scritti a quattro mani con l’amico poeta pasticcere.
Renato Lori presentava il suo libro “C’era un ragazzo… un partigiano”. Valerio Varesi leggeva il suo Soneri, io celebravo Nardo Tarantini.
Alla fine della serata, mentre Lori firma le copie del proprio libro, Lorenzo Lalagna “Oplà” gli dà pacche nella schiena e, con la confidenza di chi ha fatto la resistenza insieme, “Oh Renato… sei contento?!“.
Un passo avanti: oggi.
Qesta città, fenomeno per nulla originale, non è affetta da rigurgiti nostalgici (piuttosto da vuoti siderali di conoscenza) ma da entusiasmi arrivistici e la sindrome della lasagna rappresenta al meglio il peggio di un periodo che di storico ha il cambiamento. In negativo.

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commenti
  1. paola lori ha detto:

    Ricordo quella sera di maggio, accompagnavo come sempre mio padre nel suo peregrinare nella nostra provincia ed in quel di Parma, per presentare il suo libro. E ricordo che, nella mia ingenuità, pensavo che Lasagna fosse un brava persona, affidabile. Non infierite, vi prego, mi sento già abbastanza cogliona di mio…
    Una precisazione: Franco è il figlio di Renato, nonchè mio fratello, medico ricercatore nel campo dell’AIDS, apprezzato e stimato all’estero (???)come esponente di spicco del settore (orgoglio infinito, si).
    Ma quel giorno al corteo non c’era, impegnato all’estero per lavoro, tanto per cambiare… Così quando è rientrato ed ha letto l’articolo, si è beccato una pacca sulla spalla dalla sottoscritta ed un :”Oh Franco… Sei contento?!”. Ci sono pacche e pacche.. E pacchi. Oplà!

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